venerdì 19 settembre 2014

Reflessologia del piede di Angelo Luciani

Le tecniche riflessogene si basano tutte su di un assunto particolare, e cioè che su di una parte relativamente piccola del nostro corpo troviamo rappresentato l'intero nostro organismo. La più famosa ed usata è la riflessologia plantare ma ve ne sono molte altre, dalla riflessologia della mano a quella dell'orecchio, dai denti al cuoio capelluto, fino alla riflessologia degli organi genitali. Quasi tutte sono sia diagnostiche che curative, altre sono solo diagnostiche, come per esempio l'iridologia dove viene rappresentato l'intero organismo nell'iride dell'occhio. Nella riflessologia plantare la diagnosi si fa andando a ricercare quei punti che opportunamente stimolati danno una sensazione di dolore o spiacevole. La cura invece si effettua andando a stimolare quei determinati punti, associati magari a degli altri secondo le opportune conoscenze apprese, per cercare di energizzare e/o riequilibrare quel determinato organo riflesso in quel punto. Tutte le tecniche riflessogene hanno una valenza ed una importanza cruciale ai giorni nostri in quanto oltre che servire a curare o a portare sollievo per certi disagi, disturbi o malattie servono anche come prevenzione. Prima di una malattia organica vi è infatti un periodo di tempo più o meno lungo in cui il problema è di tipo emotivo/energetico e successivamente funzionale. Solo alla fine l'organo o il tessuto entrerà nella fase degenerativa. Le tecniche riflessogene mi permettono di diagnosticare un problema quando è ancora in fase energetica, quindi facilmente risolvibile. Mi viene in mente l'analisi iridologica che mi permette di vedere certe tendenze e certe debolezze che riguardano la persona in questione. Alcuni segni sull'iride poi mi indicano anche la probabilità di malattie future di una certa gravità che magari non si riesce ancora a diagnosticare con l'ausilio della medicina ufficiale. Un altro grande vantaggio di alcune di queste tecniche riflessogene è quello che possono benissimo diventare un metodo di aiuto famigliare. Basta un pochino di impegno per imparare per esempio i punti riflessi degli organi sulla pianta del piede, e nei momenti di necessità andare a stimolarli sui piedi dei nostri cari. Ma come mai che il nostro corpo è pieno di queste zone che rappresentano il corpo nel suo intero? Gli scettici dicono che non esistono affatto queste zone ma che eventuali progressi e successi sono dovuti invece alla suggestione e ad una specie di effetto placebo in cui la persona trattata mette in atto un sistema di autoguarigione. Mi viene in mente ora la descrizione dell'ologramma. L'ologramma non è altro che un sistema, di qualsivoglia tipo esso sia, nel quale ogni più piccola parte racchiude l'insieme o il tutto di quel sistema. Mi viene in mente anche il fisico Bohm che con la sua descrizione dell'universo possiamo dedurne che esso sia in realtà come un gigantesco ologramma dove ogni più piccola parte racchiude il tutto. Mi viene in mente ancora la famosa frase attribuita ad Ermete Trismegisto: “Come in alto così in basso”, o viceversa. Mi vengono in mente anche gli specchi esseni, la memoria del DNA, la Matrix, ecc. Ed allora è facile giungere alla conclusione che queste zone riflesse rappresentano l'intero organismo, ma non solo, potrebbero benissimo rappresentare l'universo intero se solo sapessimo leggerle. In realtà siamo molto più complessi di quello che la scienza ha scoperto o vuole farci credere, siamo di una tale complessità perché rappresentiamo nella nostra esistenza il tutto e siamo imprescindibilmente legati ad ogni cosa o entità cosciente. Però sottolineo che questa complessità che rappresenta le molteplici forme esistenti è allo stesso tempo la semplicità che rappresenta l'Uno non manifestato. Non siamo esseri separati dal resto dell'universo, come ogni singola cellula o parte di tessuto non è separata dall'intero nostro corpo. Questo libro si discosta dai molti altri titoli sull'argomento per l'approccio diverso. Il grosso guaio degli occidentali è infatti quello di occidentalizzare tutto (mi sono permesso questo gioco di parole), cioè di schematizzare, razionalizzare, spiegare scientificamente, metabolizzare con l'emisfero sinistro tutto quello che viene proposto o scoperto. Ecco che anche la riflessologia sviluppatesi in occidente ha un approccio organico e funzionale. Si studiano i punti riflessi e si stimolano in base ai problemi che si hanno in determinati organi, punto e basta. Negli ultimi anni ci si è resi conto invece che questo metodo non sempre funziona, è un po' diciamo come di tipo sintomatico. Questo libro invece affronta un approccio psicosomatico servendosi anche delle conoscenze della MTC (Medicina Tradizionale Cinese). Ecco che vengono tirati in ballo non solo organi fisici ma anche l'energia che può essere ristagnate o mancante, ed ancora le emozioni legate ai cinque movimenti della MTC. Solo lavorando su queste cose riusciremo veramente a sbloccare una situazione di disequilibrio che si manifesta con malattie sia funzionali che organiche, ma non solo, possiamo benissimo trattare disagi emotivi e mentali che provocano stress o comunque non ci fanno vivere pienamente la nostra vita e ci appesantiscono l'esistenza, come i sensi di colpa, il rancore, il vittimismo e molte altre emozioni negative. Il libro è suddiviso in due parti, una prima parte prettamente teorica e la seconda dove viene illustrata la tecnica vera e propria. Consigliato magari a chi sa già qualcosa di riflessologia plantare, la seconda parte va integrata con altre ricerche poiché risulta, secondo me, a tratti poco chiara nell'esposizione. Una parte finale risulta molto interessante dove la tecnica riflessologica viene integrata con l'uso dei fiori di Bach, e qui troviamo degli schemi che associano le cinque fasi di trasformazione con i fiori di Bach appropriati.
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